Ice Fishers © Aleksey Kondratyev – “These ice fishers improvise and adapt to their environment in ingenious ways, just as their forebears did”




Ice Fishers © Aleksey Kondratyev – “Kazakhstan was once a nomadic country, and vestiges of that way of life still exist despite the country’s embrace of modernity”




Ice Fishers © Aleksey Kondratyev – “Astana, the capital of Kazakhstan, is the second coldest capital in the world. The single sheets of plastic are made of discarded rubbish or recycled rice bags”




Ice Fishers © Aleksey Kondratyev – “The only shelter separating the fishermen from the extreme conditions is a single sheet of plastic”

Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’area geo-politicamente strategica delle cinque ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan), con il 10% delle riserve globali di petrolio e vicini come l’Afghanistan e l’Iran, la Cina e la Russia, ha intrapreso il complesso processo di transizione alle dinamiche e contraddizioni culturali, economiche e sociali di tipo occidentale.

La condizione di un paese immenso, distante e poco conosciuto, per secoli transito privilegiato dei commerci tra Oriente e Occidente lungo la cosiddetta Via della Seta, oggi al centro dei conflitti del Caucaso, l’instabilità del Medio Oriente, l’inarrestabile ascesa economica della Cina e le mire della Russia di Putin, oggetto da anni dell’esplorazione artistica di un figlio del Kirghizistan cresciuto negli Stati Uniti come Aleksey Kondratyev.

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Aleksey Kondratyev nel cuore resistente dell’Asia post-sovietica pubblicato su Clickblog.it 01 dicembre 2017 10:00.

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