Lucien Hervé resta uno dei maestri indiscussi della fotografia di architettura del XX secolo, ma il fotografo di origini ungheresi, contemporaneo di André Kertész, Brassaï, Robert Capa e Nicolás Muller, ha spinto la sua osservazione dello ‘spazio del vivere’ ben oltre la struttura, la forma e la composizione delle geometrie architettoniche, mentre la sua visione della modernità è giocata sulla tensione tra l’ombra e la luce.

Nato in Ungheria come László Elkan (1929-2007) è a Parigi che il fotografo autodidatta inizia a usare la macchina fotografica per la prima volta, cogliendo la costruzione complessa della Torre Eiffel, quello che scorre lungo le rive della Senna e la “Parigi senza lasciare la mia finestra”, con composizioni e inquadrature che sembrano più ispirate dal cinema russo e tedesco che dalla fotografia dell’epoca.

Dopo aver militato nella resistenza francese come Lucien Hervé ed aver affinato il suo sguardo acuto, come pittore per l’alta moda, giornalista e fotografo per diverse riviste, sarà l’incontro con Le Corbusier ad influenzare profondamente il suo sguardo sul mondo e la presenza umana che lo popola.

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Lucien Hervé: architetto di luce e forma pubblicato su Clickblog.it 20 novembre 2017 07:47.

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