Anche quest’anno migliaia di persone si sono ritrovate lungo le fondamenta, sulle terrazze e soprattutto a bordo delle barche, trasformando il Bacino di San Marco in un’immensa tavolata galleggiante. Alle 23.30 di ieri il silenzio ha lasciato spazio a oltre seimila effetti pirotecnici che si sono riflessi sull’acqua, regalando uno degli spettacoli più attesi dell’estate veneziana.
Ma perché proprio i fuochi d’artificio? Non sono soltanto uno spettacolo. Rappresentano il momento culminante di una festa nata per ricordare la fine della terribile peste del 1575-1577, che uccise circa un terzo della popolazione della città. Dopo la fine dell’epidemia, il Senato della Serenissima mantenne il voto fatto al Cristo Redentore costruendo la celebre Basilica del Redentore sull’isola della Giudecca. Da allora, ogni anno, Venezia celebra la rinascita della città con una festa che unisce devozione e gioia.
C’è poi un aneddoto che rende questa notte ancora più speciale. Il ponte votivo che collega temporaneamente le Zattere alla Giudecca viene montato soltanto per pochi giorni all’anno. Migliaia di veneziani lo attraversano a piedi per raggiungere la basilica, ripetendo un gesto che si tramanda da secoli. È uno di quei rari momenti in cui un ponte non serve solo ad andare da una parte all’altra, ma a tenere viva la memoria di un’intera città.
E forse è proprio questo il segreto del Redentore: i fuochi durano meno di un’ora, ma il motivo per cui vengono sparati continua a illuminare Venezia da quasi 450 anni.
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