Milano

Milano

Local Manager Isa Meloncelli

Milano, capitale mondiale della moda e del design, è una metropoli del Nord Italia ed è capoluogo della Lombardia. Sede della Borsa Italiana, è un polo finanziario famoso anche per i ristoranti e i negozi esclusivi. Il Duomo in stile gotico e il convento di Santa Maria delle Grazie, che ospita l’affresco “L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, testimoniano l’eredità artistica e culturale della città.

Storia

Milano fu fondata dai Galli Insubri all’inizio del IV secolo a.C., divenne Mediolanum sotto il dominio dei Romani a partire dal III secolo a.C.
“Mediolanum” è la forma latina di un nome celtico che pare significasse “luogo di mezzo” Conquistata dalle legioni romane nel 222 a.C., Mediolanum cercò di ribellarsi, alleandosi pochi anni dopo con Cartagine, nemica di Roma. Ma i romani vinsero, e alla fine del I secolo d.C. Milano entrò a far parte integrante dei domini romani.

Dell’epoca romana rimangono in città poche tracce ta cui le Colonne di San Lorenzo, resti in Via Circo, sotto la Borsa, al Monastero Maggiore . Con la suddivisione amministrativa dell’Impero Romano, Milano divenne capitale della sua parte occidentale (292), e fu centro di grande importanza per la religione cristiana, come attestato dalle molte chiese milanesi come Sant’Ambrogio, Sant’Eustorgio e San Lorenzo di origine paleocristiana.

Dopo la riforma augustea Milano fu eletta capoluogo della Transpadana e successivamente in periodo tardo antico la città aumentò la propria fama grazie a Diocleziano che la scelse come residenza dell’imperatore Cesare d’Occidente Costanzo Cloro e grazie ad Ambrogio che le conferì autorevolezza grazie al suo prestigioso episcopato (374-397).storia milano

Tra i fattori che hanno determinato la caduta dell’Impero romano si hanno le invasioni dei barbari dal Nord. Milano fu saccheggiata nel 539 e perse il ruolo di città più importante della regione. Il regno romano-barbarico (569-774) dei Longobardi (dai quali prende il nome la Lombardia) ebbe come propria capitale Pavia, a 20 chilometri a sud di Milano.

Intorno all’anno Mille Milano era già la città più popolata d’Italia ed era conosciuta per le sue produzioni di lana, seta, metalli ed armi.

Tra l’XI ed il XIII secolo Milano divenne libero comune assoggettato poi da Federico Barbarossa che voleva ristabilire l’Impero. Nel XIV secolo la signoria dei Visconti si aggiudicò il dominio su Milano e successivamente passò agli Sforza.

Divenne poi capitale del Ducato di Milano consolidando la sua importanza storica. Alla fine del Xv secolo il re di Francia Luigi XII conquistò il ducato e alla metà del secolo i Francesi furono sostituiti dagli Spagnoli che regnarono su Milano fino all’inizio dell’XVIII secolo.
Arrivarono poi gli Austriaci che dominarono (tranne che per il periodo napoleonico) fino alle “Cinque giornate di Milano” del 1848 che videro la cacciata degli Austriaci. Nel 1859 Milano entrò a far parte dei domini di casa Savoia, e dal 1861 del Regno d’Italia.

Nel 1919 è proprio a Milano che viene fondato il movimento fascista che vide pochi oppositori se non gruppi di intellettuali e operai. Testimonianze del fascismo a Milano si vedono nella Stazione Centrale di Milano, nel Palazzo di Giustizia e nela Triennale di Milano.

Milano subì dei notevoli danni dai bombardamenti della seconda guerra mondiale: furono danneggiati molti monumenti ed alcuni completamente distrutti. Lo sviluppo economico e commerciale iniziò nel 1946, portando Milano ad essere il fulcro dell’attività finanziaria ed economica d’Italia.

Stemma

Lo stemma del Comune di Milano è una croce rossa in campo bianco ed una leggenda ha una parte in questa storia e vuole dire la sua, ma la questione storica dice cose diverse e, per onore di cronaca, le riportiamo entrambi.

Una leggenda afferma che dopo un lungo periodo di lotte civili, finalmente si decise per fare pace tra il popolo e i nobili. Il popolo si distingueva per un’insegna bianca, mentre i nobili per una rossa, così, per sancire la ritrovata unione, si decise di formare un solo stemma. Altra leggenda vuole che la croce rossa in campo bianco fosse data ai milanesi da papa Gelasio a un Visconti, mentre un’altra diceria la vuole allocata sul Carroccio.

La ricerca storica ci fa invece conoscere che l’origine dello stemma della città di Milano è dovuto ai crociati, e precisamente all’impresa compiuta dai crociati lombardi guidati da Giovanni da Rho, il quale alzò, durante la prima crociata, sulle mura di Gerusalemme questo stemma, sostituendo quello con la mezzaluna.
La croce rossa rappresenta l’emblema che portavano i crociati, mentre il bianco significa la veste bianca degli stessi. Il fatto che la croce rossa tragga la sua origine dall’emblema dei crociati, è testimoniato anche dalla considerazione che altre città lo adottarono nello stesso periodo. Sulla Loggia degli Osii, in centro città, si può vedere lo stendardo di Milano a forma di scudo crociato. Se ci si reca nella chiesa di San Gottardo in Corte, sita in via Pecorari, dietro Palazzo Reale, sull’arca di Azzone Visconti era raffigurato Sant’Ambrogio portante il vessillo bianco con la croce rossa. In seguito, sotto il dominio dei Visconti, lo stemma fu sostituito dal “Biscione”. stemma milano

Lo stemma è di tipo sannitico, d’argento alla croce di rosso, cimato di corona turrita. Ricordiamo che il colore bianco testimonia l’argento. Con la Rivoluzione francese tutti gli stemmi furono aboliti, poi arrivò Napoleone il quale li ripristinò, e così il 9 gennaio 1813 Milano riebbe il suo stemma, anche se in parte modificato, dovuto alla megalomania del Corso. Nel 1816 l’imperatore d’Austria apportò un’ulteriore modifica. Con la venuta del Regno d’Italia, 1860, ecco altre lievi modifiche, così come con l’avvento del fascismo fu incluso il “fascio littorio”, che con Decreto Luogotenenziale del dicembre 1944 fu abrogato. Finalmente, terminato il periodo bellico, la città decise il suo stemma così come oggi lo vediamo.
Per dovere di cronaca anche le sei porte della città possedevano  uno loro stemma araldico.

Leggende

New York avrebbe alligatori che si aggirano nelle fogne, ma anche Milano non è da meno. Anzi. E’ una città ricca di leggende metropolitane che non sfigurano con nessun’altra città al mondo come sempre  in bilico tra fantasia e realtà.


Si dice che il Parco Vetra sia di notte infestato dai fantasmi, in particolare delle ultime streghe bruciate davanti al parco delle basiliche

Sembra che il centro di Milano sia di origine celtica: si trovava tra piazza Meda e piazza della Scala

Pare che un palazzo in via San Gregorio dove a inizio Novecento ha avuto luogo una tragedia terribile. Una mamma avrebbe ucciso i suoi 7 bambini. Certe notti si sentirebbero ancora le loro voci.

Secondo molti CHef a Milano ci sarebbe il pesce più fresco d’Italia.

Se andate nella Galleria Vittorio Emanuele e schiacciate le palle del toro e subito dopo fate tre giri su voi stessi avrete un sacco di fortuna, molti influencer lo fanno..avrà funzionato ?

Si narra che anche il Duomo abbia il suo fantasma. Sembra si tratti di una certa Carlina

Si dice che se si passa tra i leoni all’ingresso dell’Università Bocconi non ci si laureerà mai più. I più superstiziosi evitano di passarci anche dopo essersi laureati.

Altro fantasma celebre di Milano è quello di Bernardina Visconti che venne fatta morire di fame dal padre in una delle due torri che sorreggono le arcate di Porta Nuova. Le due torri oggi non esistono più, ma testimonianze dicono di aver visto il fantasma di una fanciulla in abiti medievali aggirarsi tra i cortili di Santa Radegonda e le arcate di Porta Nuova, in cerca della pace che in vita non ha avuto.

Più che una leggenda una curiosità, la “stretta Bagnera” è una viuzza piccolissima che collega via Santa Marta con via Nerino. Questa è stata il luogo in cui si sono compiuti gli omicidi del primo serial killer europeo, Antonio Boggia: egli addirittura operò trent’anni prima del suo celeberrimo collega Jack lo Squartatore e fu così accusato di circa una decina di omicidi commessi in altrettanti anni. Fu impiccato nel #1862.

Infine si dice che baciarsi sul ponte delle sirene al parco Sempione eviti per sempre i tradimenti.

 

Curiosità

Dott. Gian Luca Margheriti, Lei è autore del libro Le incredibili curiosità di Milano edito da Newton Compton. Milano è una città dai mille volti: quanti sono quelli sconosciuti?
Le incredibili curiosità di Milano, Gian Luca MargheritiLa prima risposta che mi viene in mente è 999! Scherzi a parte… Gli aspetti sconosciuti sono veramente moltissimi. Nello scoprire Milano spesso ci si concentra su pochi aspetti, in maniera forse non casuale tutti legati al guadagno; e così Milano è la città della moda, è la città del design, è la città del lavoro, è la città dell’economia e così via. Ma Milano è molto, ma molto, più di tutto questo. Milano è una splendida meta turistica, Milano è una città ricca di storia, Milano è una città romantica, Milano è una città piena di scorci meravigliosi, Milano è una città in cui ci sono un sacco di musei, Milano è una città piena di parchi e di spazi verdi. Sono tutti aspetti realistici che purtroppo non sono ignorati solo da chi abita lontano da qui, ma spesso e volentieri anche da chi abita in città. Pochi milanesi sanno che in città ci sono più di sessanta musei da visitare. Ancora meno sanno che ci sono più di venti metri quadrati a testa di spazio verde a disposizione di ogni cittadino. E potrei andare avanti con esempi del genere per svariate ore.
Milano è la città degli stereotipi; il fatto che sia grigia, triste, dedita solo al lavoro è vero solamente nella testa di chi non si sforza di viverla e di conoscerla. Concentrandoci sempre sui soliti quattro o cinque aspetti di Milano, ci si ritrova con cittadini convinti di vivere in un posto dedito solo al guadagno in cui l’aspetto umano diventa marginale. Ma tutto questo è falso. Il mio nuovo libro, così come tutti i miei lavori precedenti, serve proprio a cercare di rompere questa gabbia, serve a spiegare ai milanesi (e con milanesi non intendo solo quelli nati qui, ma anche tutti coloro che ci risiedono da una vita, da un anno o anche solo da poche settimane) che vivono in una delle più belle città del mondo, una città che ha voglia di essere scoperta e vissuta, una città che, a tutti coloro che si sforzeranno di andare a cercare oltre le settimane della moda, del design e di quant’altro, farà esplodere il cuore e perdere completamente la testa.

Non tutti sanno che a Milano si conserva il chiodo usato per crocifiggere Gesù.
Ebbene sì, all’interno del Duomo, in una teca a quarantacinque metri di altezza, al di sopra dell’altare maggiore, si conserva uno dei chiodi usati per crocifiggere Gesù.
Secondo la leggenda fu Ambrogio a ritrovarlo. Il vescovo di Milano un giorno, passeggiando per Milano, sentì un fabbro che imprecava contro un pezzo di metallo che da ore stava invano cercando di piegare. Il martello dell’uomo si abbatteva con forza sul piccolo oggetto reso incandescente dal fuoco, ma questo non si deformava. Ambrogio si avvicinò al fabbro e gli chiese di poter esaminare l’oggetto. Era un chiodo ritorto, grosso poco più di una spanna. Ambrogio impallidì. Immediatamente capì di che cosa si trattava. Era uno dei chiodi della Crocifissione.
Elena, madre dell’imperatore Costantino, durante un viaggio a Gerusalemme, aveva ritrovato tutti e tre i chiodi della Crocifissione. Tornata a casa ne fece dono a suo figlio che, per avere protezione in battaglia, li fece inserire nel suo elmo, nel morso del suo cavallo e in una briglia. Alla morte dell’imperatore i tre chiodi scomparvero, almeno fino a quel giorno del IV secolo in cui miracolosamente il chiodo adattato a morso del cavallo era ricomparso nella bottega di un umile fabbro milanese.
Al di là delle leggende, non deve stupire la presenza del chiodo a Milano. Sembra infatti che le reliquie in possesso di Costantino finirono nelle mani dell’imperatore Teodosio, grande amico di Ambrogio. Milano era all’epoca la capitale dell’Impero Romano e quando Teodosio morì nel suo palazzo milanese potrebbe aver lasciato ad Ambrogio il sacro chiodo adattato a morso di cavallo.
Il chiodo viene prelevato dal soffitto del Duomo una volta all’anno, il sabato precedente al 14 settembre, durante la cerimonia detta della Nivola. In quell’occasione il chiodo viene portato a terra dall’arcivescovo e lasciato per quaranta ore a disposizione dell’adorazione dei fedeli.

Cosa lega la Statua della Libertà a Milano?
Guardando la facciata del Duomo ci si accorge che le due statue che decorano la balconata che si trova sopra al portale maggiore hanno una notevole somiglianza con la Statua della Libertà. Le due statue sono però parecchio più antiche della ben più famosa Lady Liberty di New York; sono state scolpite nel 1810 da Camillo Pacetti. Se si osserva con attenzione le due opere di Pacetti, messe assieme, sono una copia pressoché perfetta della statua americana: quella di sinistra ha il braccio alzato esattamente come la statua newyorkese, mentre quella di destra regge una stele in maniera molto simile alla statua di Liberty Island. Impressionante anche la corona della statua di sinistra praticamente uguale alla copia americana che però ha solo sette raggi che rappresentano i sette mari.
È probabile che lo scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi, l’uomo che realizzò la Statua della Libertà come omaggio dei francesi al popolo americano, si sia ispirato alle due sculture della facciata del Duomo per progettare la grande opera che dal 1886 accoglie i visitatori di New York. Bartholdi proprio nelle due statue di Camillo Pacetti pare aver trovato il giusto suggerimento per la sua Libertà che illumina il mondo, il titolo che porta l’opera oggi nota come Statua della Libertà.

Quante Madonnine ci sono a Milano?
Almeno quattro! La Madonnina che svetta sulla più alta guglia del Duomo non è l’unica. Ma andiamo con ordine: nel 1774 la Madonnina trovò posto in quello che allora era il punto più alto di tutta Milano, la guglia principale del Duomo. A realizzarla furono lo scultore Giuseppe Perego e l’orafo Giuseppe Bini. In realtà la Madonnina non è per niente –ina, visto che si tratta di una statua di più di quattro metri di altezza.
La Madonnina restò a vegliare i milanesi dal punto più alto della sua città per quasi due secoli. Per evitare che questa situazione mutasse, durante il periodo fascista, Benito Mussolini ordinò che fosse fatta una legge per evitare che in città qualunque edificio potesse superare l’altezza della Madonnina: quei 108, 50 metri divennero di fatto il tetto cittadino.
Quando finì la Seconda guerra mondiale e la brutta parentesi del fascismo, la legge voluta da Mussolini perse di ogni valore, ma per parecchi anni sembrò restare come patto non scritto tra Comune e Curia. Fu così che tutti i nuovi grattacieli di Milano si fermarono di poche decine di centimetri al di sotto della Madonnina. Questo fino ai primi anni Sessanta quando fu terminato il Pirellone, uno dei più bei palazzi cittadini, oggi sede di alcuni uffici della Regione Lombardia, ma al tempo della sua costruzione luogo principale degli uffici della celebre Pirelli. L’edificio, progettato, tra gli altri, da Giò Ponti, svetta su Milano per la bellezza di 127 metri, parecchi di più della Madonnina. Anche se la disposizione fascista era ormai decaduta, in gran segreto la famiglia Pirelli si accordò con la Curia per far posizionare sul tetto del grattacielo una copia in piccolo della Madonnina (alta solo un’ottantina di centimetri). La Madonnina idealmente continuava a vegliare i milanesi dal punto più alto della città.
Anche quando, nel 1978, il palazzo passò nella mani della Regione Lombardia, si decise di tenere segreta la presenza dell’altra Madonnina. Solo negli anni Novanta la notizia diventò di pubblico dominio.

Il record di altezza del Pirellone restò imbattuto fino al 2010 quando fu superato dal nuovo grattacielo fatto costruire dalla Regione, Palazzo Lombardia, che si innalza nel cielo milanese per oltre 161 metri. Una volta terminata la costruzione, con una cerimonia (pubblica questa volta) si collocò una Madonnina anche sulla vetta di questo edificio per lasciare il simbolo di Milano nel punto più alto della città.
Oggi anche l’altezza di Palazzo Lombardia è stata superata. A farlo ci ha pensato la Torre Isozaki (o Torre Allianz) che si trova nel cuore del nuovo quartiere City Life. Con i suoi 210 metri di altezza il nuovo grattacielo non è solo l’edificio più alto di Milano, ma di tutta Italia. Anche sulla vetta del titano di acciaio e vetro progettato dal giapponese Arata Isozaki è stata posizionata una copia della Madonnina. Quella che è nata come una cerimonia segreta tra i Pirelli e la Curia è oggi una consuetudine riconosciuta che dovrebbe far piacere a ogni milanese: uno dei più importanti simboli cittadini che di edificio in edificio viene posizionato per essere sempre sul tetto della città.

Quali altre curiosità serba il Duomo di Milano?
Avete un paio di giorni per ascoltarmi? Le curiosità sul Duomo sono veramente un’infinità. Potremmo stare qui per giorni a raccontare aneddoti sulla sua storia o sulle opere d’arte che conserva. Se dovessi scegliere una cosa da raccontare sulla nostra cattedrale credo che mi concentrerei sul suo presunto legame con il demonio.
Il Duomo fu iniziato nel 1386 per volere di Gian Galeazzo Visconti che, in accordo con l’arcivescovo di Milano Antonio da Saluzzo, si offrì di donare alla nascente Veneranda Fabbrica del Duomo (l’ente laico che si doveva occupare della costruzione della chiesa e che oggi si preoccupa della sua conservazione) le cave da cui si estrae il pregiato marmo di Candoglia, il materiale di cui l’intera cattedrale è fatto.
Molti trovano impossibile la foga con cui il Visconti si gettò nei lavori di costruzione del Duomo. Troppo denaro speso per un potente che aveva ben poco da guadagnare da un’operazione del genere. E allora perché volle costruire il Duomo di Milano?

È una nota leggenda a chiarirlo: una fredda notte d’inverno, Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, era pacificamente addormentato nel suo letto. Improvvisamente, tra gran odore di zolfo, comparve il diavolo. Gian Galeazzo era comprensibilmente atterrito. Il diavolo minacciò il potente signore di portarsi la sua anima all’inferno e, come unica scappatoia, gli fece promettere di costruire una chiesa, a Milano, che oltre alle immagini di madonne e santi, fosse ricca di immagini del signore del male.
Gian Galeazzo si gettò a capofitto nell’immane opera che non poté vedere terminare perché morì poco dopo l’inizio dei lavori, nel 1402. Oggi che il Duomo è finito, alzando lo sguardo al cielo, fra le 3400 statue che lo punteggiano è possibile vedere anche diavolo, immortalato per sempre nella fissità della pietra in quei 96 doccioni dalla forma demoniaca posizionati al suo posto, così vuole la leggenda, per volere di Gian Galeazzo Visconti.
A ben guardare quei doccioni altro non sono che i famosi gargoyle (garguglia in italiano), i doccioni forgiati a forma di figure demoniache tipici dell’architettura gotica. A partire dal X secolo nelle chiese francesi i doccioni che servono per scaricare l’acqua piovana dai tetti cominciarono ad acquisire la forma di mostri ispirati alle divinità pagane o agli animali dei bestiari fantastici tipici del Medioevo. Queste strane figure vennero ad un certo momento legate alla cristianità trasformandosi in veri e propri demoni. La loro simbologia è ancora oggi incerta. Si tratta forse di figure apotropaiche che hanno il compito di tenere i demoni reali lontani dalle chiese. Sta di fatto che novantasei demoni ancora oggi guardano Milano dall’alto delle guglie del Duomo.

Cosa ha di particolare l’edificio al numero 3 di Corso di Porta Romana?
Al numero di 3 di corso di Porta Romana abitava il diavolo. O almeno questo è quello che si credeva nella Milano del Seicento. Secondo la leggenda il maligno si celava sotto le spoglie del marchese di Cisterna, Ludovico Acerbi.
Il marchese Acerbi arrivò a Milano nel 1615. Presto cominciarono a circolare inquietanti voci sui legami tra il marchese e il demonio. Va detto che il nobile non faceva niente per fermare le dicerie. Anzi: girava per Milano su una carrozza trainata da sei stalloni neri, era sempre circondato da sedici giovinetti pallidi come dei vampiri e il suo stesso aspetto, luciferino diremmo oggi, caratterizzato da una folta barba nera, non contribuivano a migliorarne la fama.
I milanesi fugarono ogni dubbio sulla vera identità del marchese quando scoppiò l’epidemia di peste del 1630, la più tragica che dovette sopportare Milano. Mentre tutti i nobili, per sfuggire al morbo, si trasferivano nei possedimenti fuori città, lasciando il popolo a morire per le strade tra atroci sofferenze, il marchese Acerbi restò nel suo palazzo e cominciò a organizzare feste sempre più sfarzose. Mentre i cadaveri si ammucchiavano ai lati del Corso di Porta Romana, oltre le finestre del numero 3 si sentiva ridere e brindare, suonare e cantare. Ovvio che, alla fine dell’epidemia che portò nella tomba oltre la metà dei milanesi, nella casa del marchese Acerbi nessuno era stato contagiato. D’altronde lì abitava il diavolo in persona.
Se questa prova della presenza del demonio in città non fosse sufficiente basta ricordare che, terminata la Seconda guerra mondiale, ci si rese conto che il palazzo barocco al numero 3 di corso di Porta Romana non era stato minimante sfiorato dalle bombe. Secondo qualcuno si poteva ipotizzare ancora lo zampino del demonio. In una città per la maggior parte devastata dagli effetti dei bombardamenti, il miracoloso salvataggio del palazzo doveva per forza essere attribuito a una qualche sovrannaturale protezione. E non certo di origine divina.

Quali grandi personaggi storici hanno lasciato traccia del loro passaggio a Milano?
L’elenco sarebbe lunghissimo. La nostra città porta le tracce di tutte le dominazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli e alcuni dei più grandi nomi della storia (Napoleone Bonaparte, Ludovico il Moro, sant’Ambrogio, Attila, Federico Barbarossa, tanto per citarne alcuni) e dell’arte (Leonardo da Vinci, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Arturo Toscanini, Donato Bramante, Alessandro Manzoni, Francesco Maria Richini, Filarete, Bernardino Luini) hanno tutti lasciato una consistente traccia del loro passaggio in città. Quello che però mi interessa raccontare è di tutti quei grandissimi personaggi della storia mondiale che hanno vissuto, più o meno a lungo, a Milano e il cui passaggio è oggi ricordato da poche persone, quelle poche che, camminando per la città, ogni tanto alzano lo sguardo dal loro smartphone per leggere le tante lapidi sulle facciate dei palazzi cittadini che ricordano i personaggi che ci hanno abitato. Non parlo solo di grandi italiani che hanno abitato a Milano, come Francesco Petrarca, Ugo Foscolo, Alessandro Volta, Giacomo Casanova, Giacomo Leopardi, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e Boccacio, ma anche di grandi personaggi internazionali come Jacques Prévert, Albert Einstein, Ho Chi Minh, Ernest Hemingway e Mozart.

Tra tutte le curiosità su Milano da Lei raccolte, quali ritiene le più singolari?
Anche qui per rispondere ci vorrebbe una giornata intera. Molte delle storie più belle, strane e curiose erano fortunatamente già contenute nelle domande che mi avete posto. Vorrei chiudere con quella che, a parer mio, è in assoluto la storia più strana che riguarda la città di Milano: la sepoltura di Evita Perón.
All’interno del Cimitero di Musocco dal 2005 si trova un monumento dedicato a Evita Perón, paladina dei descamisados argentini. Il monumento sorge dove per lungo tempo fu sepolta Eva Duarte, la moglie del presidente dell’Argentina Juan Domingo Perón.
Evita morì il 26 luglio del 1952 a Buenos Aires. Per l’Argentina fu un duro colpo, la giovanissima moglie di Perón, la donna che per prima aveva posto l’attenzione sui problemi sociali del paese, non c’era più. Il corpo di Evita fu imbalsamato con l’idea di collocarlo all’interno di una teca di vetro dove il suo popolo avrebbe potuto continuare ad adorarla. Ma il peronismo nel 1955 finì la sua corsa e il marito di Evita fu costretto a fuggire in Paraguay dopo un colpo di stato militare. I nuovi leader dell’Argentina si preoccupano di far scomparire il corpo della moglie di Perón per evitare che la popolazione creasse una sorta di culto intorno alla salma della donna. Si decise di mandarlo il più lontano possibile. La scelta ricadde su Milano, dove Evita fu sepolta sotto il nome falso di Maria Maggi de Magistris.
Tutti si dimenticarono delle spoglie di Evita almeno fino al 1970 quando un gruppo di peronisti scoprì la verità sul trafugamento del corpo. Il soggiorno milanese di Evita si concluse nel 1971, quando le sue spoglie furono esumate e spostate a Madrid nella residenza dell’esiliato Juan Domingo Perón. Dopo un lungo soggiorno nella soffitta della casa spagnola di Perón il corpo di Evita fu riportato in Argentina e sepolto nel cimitero della Recoleta. La sua tomba oggi è una delle più famose e visitate al mondo. E pensare che un tempo era a Milano.

Cosa Vedere

L’Esposizione Universale del 2016 è stata l’occasione per Milano di rinnovarsi e mostrare al mondo tutte le sue bellezze e le sue potenzialità. Ma questo processo di rinnovamento non si è affatto esaurito con la fine di EXPO. Milano è oggi una metropoli internazionale che ha vinto la sua sfida: quella di presentarsi ai viaggiatori con una nuova immagine volta a valorizzare da un lato il suo grande bagaglio storico e artistico e, dall’altro, la sua vocazione di città innovativa. Se avete poco tempo da dedicarle, in questo articolo vi proponiamo cosa vedere a Milano in giorno per scoprire tutti i monumenti e le attrazioni principali. Partendo dal Duomo, la sua cattedrale e simbolo della città, raggiungeremo La Scala, il Castello Sforzesco, il Cenacolo Vinciano e gli altri simboli cittadini, per poi concludere la visita sui Navigli. Milano non finisce mai di stupire! Seguiteci e lo scoprirete anche voi.

Guardando la mappa di Milano dall’alto, la città appare come un’enorme sezione di un tronco d’albero, con diversi cerchi concentrici che rappresentano la sua espansione nel corso dei secoli. In realtà oggi la città non ha più un solo centro, ma ne ha vari: c’è la Milano bene, la vecchia Milano e la Milano nuova. La città più chiacchierata e internazionale d’Italia spesso scorre davanti agli occhi dei suoi cittadini senza che loro se ne accorgano. Eppure Milano è piena di bellezza, occorre solo avere il giusto tempo per scoprirla. Il capoluogo della Lombardia è custode di una storia millenaria e, al tempo stesso, centro nevralgico dell’innovazione e della sperimentazione.

1.Duomo
L’itinerario non può che iniziare da qui, dalla piazza simbolo della città, con la cattedrale che ospita la famosa “Madunina“. Qui troverete la bellezza più istituzionale di Milano, non importa se conoscete a memoria la città o se ci capitate per la prima volta: il Duomo ha sempre uno scorcio nuovo da offrire. Quest’ultimo è senza dubbio l’architettura più spettacolare della città. Ci sono voluti più di 5 secoli per completarlo: da quando Gian Galeazzo Visconti ne ha inaugurato la costruzione nel 1386, la città intera si è mobilitata e il risultato è un’eccezionale orchestra di stili. Dopo aver visitato l’interno, gustatevi la vista ravvicinata delle sue 135 guglie e della Madunina d’oro salendo sul tetto della Cattedrale; da qui godrete anche di un panorama mozzafiato sulla città.

2.Galleria Vittorio Emanuele II
La Galleria venne costruita nel 1865 per coprire il collegamento tra Piazza Duomo e Piazza della Scala e fu inaugurata proprio da Vittorio Emanuele II nel 1867. Realizzata in stile eclettico, la galleria ha un’enorme copertura ad archi in ferro e vetro ed ha la forma di una croce che raggiunge, al centro, i 47 metri di altezza. La galleria è un luogo di passeggio e di passaggio sia dei milanesi che dei turisti che compiono i 3 giri col tallone sulle palle del toro disegnato sul pavimento come portafortuna. All’interno della galleria, oltre alle boutique di alta moda, c’è il 2° hotel a 6 stelle del mondo, la famosa pasticceria Marchesi e, da 2 anni, anche un distaccamento della Fondazione Prada dedicato alla Fotografia.


3.Teatro La Scala
Oltre al Duomo, l’altro inconfondibile simbolo della milanesità è sicuramente il Teatro La Scala. Progettato da Giuseppe Piermarini nel 1778 per volere di Maria Teresa d’Austria, La Scala è uno dei teatri lirici più famosi del mondo. Verdi vi esordì nel 1839, e ancora oggi attira gli artisti internazionali di maggior fama. Gli interni sono magnifici e assistere ad un’opera, un concerto o un balletto è un’esperienza che lascia il segno. All’interno del teatro c’è un Museo dove gli appassionati possono ammirare oggetti e costumi.


4.Via Monte Napoleone e il Quadrilatero della Moda
Da Piazza della Scala proseguite su Via Manzoni e vi troverete nel famoso Quadrilatero della Moda o Quadrilatero d’oro, che ha contribuito ad alimentare nel mondo la fama della città come capitale della Moda. Tra Via Monte Napoleone (la 6° strada più costosa del mondo!), Via Manzoni, Via della Spiga e Via Verri entrerete nel mondo della Milano del lusso e dell’esibizionismo. Lasciatevi conquistare dallo scintillio delle boutique e degli showroom dei più grandi stilisti: curiosare non costa nulla!


5.Brera e La Pinacoteca
Tra le cose da vedere a Milano in 1 giorno non può certamente mancare il quartiere di Brera e la sua famosa Pinacoteca. Da Via Manzoni incamminatevi su Via Verdi per raggiungere il cuore di Brera, il quartiere più bohemienne della città. Questo dedalo di vicoli con i ciottoli offre tanti scorci della vecchia Milano, è piena di gallerie, piccoli atelier, bar, ristoranti e bancarelle. Il suo cuore pulsante è la famosa Pinacoteca, una delle collezioni d’arte più importanti d’Italia, che si trova accanto all’Accademia di Belle Arti omonima, ed espone, tra le altre, la famosa tela del “Bacio” di Hayez. Se non avete tempo da dedicare alla sua visita (che richiede almeno 3 ore) , entrate almeno nel suo bellissimo cortile porticato che ospita il Monumento a Napoleone del Canova.


6.Castello Sforzesco
Dalla Pinacoteca girate poi su Via Pontaccio per raggiungere Parco Sempione, al cui interno si trova il Castello Sforzesco, un gioiello rinascimentale che racconta un bel pezzo di storia milanese. Il Castello Sforzesco è il simbolo del fermento urbanistico e culturale della Milano del Rinascimento, quando Ludovico il Moro chiamò personaggi del calibro di Leonardo da Vinci e Bramante per decorarlo. Il castello è enorme, racchiude al suo interno 7 musei tematici (in uno è esposta la famosa Pietà Rondanini di Michelangelo) e regala una serie di angoli di grande fascino che non smettereste mai di ammirare.


7.Cenacolo Vinciano
Uscite dal lato opposto di Parco Sempione e imboccate Via Carducci prima e Corso Magenta poi per raggiungere la Basilica di Santa Maria delle Grazie con il famosissimo Cenacolo Vinciano. Tra le opere di Leonardo da Vinci, insieme alla Gioconda, il Cenacolo è il suo dipinto più celebre ed è una delle opere d’arte più stupefacenti del mondo. Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la Basilica di Santa Maria delle Grazie fu costruita nel 1463 e Leonardo dipinse il Cenacolo nel refettorio della chiesa tra il 1494 e il 1498. L’ambiente umido, unito all’incuria e alle guerre hanno costretto a epici lavori di restauro sull’opera che è oggi visibile a noi in tutto il suo splendore. Ricordatevi che per visitarlo occorre prenotare con largo anticipo (almeno 2-3 settimane prima), ma se vi organizzate con intelligenza riuscirete a non farvelo sfuggire.


8.Basilica Sant’Ambrogio
Tornate su Via Carducci per raggiungere la seconda chiesa più importante di Milano dopo il Duomo: la Basilica di Sant’Ambrogio. È qui infatti che riposa sant’Ambrogio, vescovo e santo patrono della città. Fondata nel 379 d.C., fu ampliata nell’VIII secolo e trasformata più volte in seguito in forme romaniche. Ristrutturata dal Bramante nel 1492, venne distrutta dai bombardamenti nel 1943 e oggi si presenta nello stile classico del gotico longobardo. Cercate la celebre Colonna del Serpente con la scultura in bronzo verso la quale si rivolgono le preghiere dei fedeli.


9.Colonne di S.Lorenzo
Da Sant’Ambrogio prendete Via De Amicis per raggiungere una delle zone più amate dai giovani milanesi, le Colonne di S.Lorenzo. Le 16 colonne in marmo con capitelli corinzi sono tutto quello che resta dell’antico quadriportico della Basilica di San Lorenzo; furono assemblate nel piazzale nel IV secolo e provenivano da un tempio non distante. Oggi questo spiazzo pedonale vagamente imperiale tra le rovine e la Chiesa di San Lorenzo è costellato di bar e locali ed è diventato il cuore della movida milanese. Dall’orario dell’aperitivo in poi diventa molto affollato e chiassoso ed è quasi difficile attraversarlo.

10.Navigli
Concludete la vostra giornata a Milano con una bella cena sui Navigli, la zona che, secondo alcuni, rappresenta la Milano più autentica. Oggi Milano non è più città di lunghi commerci fluviali e i 2 Navigli (il Naviglio Pavese e il Naviglio Grande) sono ciò che rimane della grande rete di canali artificiali che un tempo caratterizzava la città. Un tempo i Navigli collegavano il Lago Maggiore e il Lago di Como a Milano e, arrivati alla Darsena, cingevano la città. Oggi sono diventati un importante centro della movida milanese con palazzi d’epoca che si alternano a negozi alla moda, bar e tanti ristoranti. Ogni prima domenica del mese vi si svolge la Fiera dell’Antiquariato e i Navigli vengono invasi da bancarelle di oggetti, vestiti vintage e chincaglierie.

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Isa Meloncelli

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