Palermo

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Local Manager Marti

Staff: Alessandro e Danilo Salvo

Palermo è il capoluogo della Sicilia. La Cattedrale di Palermo, del XII secolo, ospita tombe reali, mentre l’imponente Teatro Massimo neoclassico è famoso per gli spettacoli di opera lirica. Sempre in centro si trovano il Palazzo dei Normanni, un palazzo reale risalente al IX secolo, e la Cappella Palatina, con mosaici bizantini. Gli affollati mercati includono il mercato di strada centrale Ballarò e la Vucciria, vicino al porto.

Storia

Fondata dai Fenici nel VII sec. a.C. con il nome di Ziz, fiore, viene conquistata dai Romani che le danno il nome di Panormus (dal greco, tutto porto) che, con poche modifiche (l’arabo Balharm) è giunto fino a noi. Il periodo felice della città ha inizio sotto il dominio arabo (IX sec. d.C.). quando diviene uno dei principali centri islamici in occidente. La città si espande e nascono nuovi quartieri urbani al di là dei confini del centro storico detto il Cassaro (dall’arabo Al Quasr, il castello, antico nome anche della via principale, oggi corso Vittorio Emanuele). In particolare, nei pressi dello sbocco sul mare nasce la Kalsa (da al Halisah, l’eletta), quartiere fortificato e residenza dell’emiro. Nel 1072 la città cade in mano al normanno conte Ruggero, ma il passaggio non avviene in modo violento: ai mercanti, gli artigiani e più in generale alla popolazione musulmana (ma anche di altre razze e religioni) viene consentito di continuare a vivere e ad esercitare la propria professione. E’ proprio questo che permette il diffondersi dello stile poi detto arabo-normanno, bellissima miscela di motivi sia architettonici che decorativi. La città prospera e si arricchisce di apporti delle diverse culture. Ruggero II, figlio del “conte”, amante del lusso, fa nascere ovunque giardini di foggia orientale con lussuosi palazzi (la Zisa, la Cuba) e si circonda di letterati, matematici, astronomi ed intellettuali provenienti da ogni dove. Dopo un breve periodo di scompiglio e decadenza, Palermo e la Sicilia passano nelle mani di Federico II di Svevia (1212), sotto il quale la città riacquista centralità e vigore. Si susseguono gli angioini, cacciati alla fine della cosiddetta Guerra del Vespro, gli Spagnoli e, nel ‘700, i Borboni di Napoli che vestono la città di palazzi barocchi.
L’Ottocento segna l’apertura della città ai commerci ed alle relazioni con l’Europa. La borghesia imprenditoriale è la nuova forza economica e la nuova “committente”. E la città allarga i suoi confini. Viene inaugurato il viale della Libertà, continuazione di via Maqueda, ed il quartiere che vi sorge attorno si arricchisce di creazioni liberty. Ed è purtroppo l’ultimo guizzo, seguito da un periodo di stasi che vede susseguirsi i bombardamenti dell’ultima guerra, il terremoto del 1968 ed un lento, ma corrosivo degrado dei quartieri medievali. Oggi però un nuovo impulso alla rivalutazione, al restauro ed al riutilizzo dei magnifici monumenti del centro sta cercando di risvegliare questo magnifico gigante d’oriente ancora addormentato.

Stemma

Lo Stemma del comune di Palermo è così descritto dallo statuto comunale:

«di rosso all’aquila romana d’oro ad ali aperte, tenente con gli artigli una fascia carica delle iniziali S.P.Q.P»

L’origine dello stemma non è certa, alcune fonti lo fanno risalire a una concessione del 1154 di re Guglielmo I di Sicilia mentre altre all’epoca romana.

Il gonfalone del comune di Palermo è un drappo di colore rosso, frangiato d’oro caricato dell’aquila romana d’oro ad ali spiegate, tenente con gli artigli una fascia carica delle iniziali S.P.Q.P.

Un altro simbolo della città è il Genio di Palermo, antico nume tutelare del luogo.

Simboli del turismo e della cultura araba palermitana sono le cupole rosse della Chiesa di San Giovanni degli Eremiti e di San Cataldo, nonché quelle della periferica San Giovanni dei Lebbrosi.

Leggende

Sono molte le leggende legate a Palermo e ai suoi abitanti, dal coccodrillo della Vucciira alla suora del Teatro Massimo ma ecco che negli ultimi anni (facciamo una cinquantina d’anni) ne sono nate di nuove come il fantasma del campanile al mercato del Capo o il Barone dell’Hotel delle Palme.

Partiamo proprio dal fantasma del campanile della chiesa della Mercede che in molti hanno giurato di vedere nel 2013.

Siamo nella piazzetta del mercato del Capo ed ecco che sul campanile della Chiesa della Madonna della Mercede, dove un tempo sorgeva un convento, la sera si affaccia una suora si affaccia e rimane immobile tutta la notte e si diceva che guardasse verso il Palazzo Serenario.

La storia: un artigiano, nel Settecento, aveva eseguito dei lavori per un signorotto nobile ma quando il mastro artigiano presentò il conto il nobile ritenne che il prezzo fosse troppo alto e lo fece bastonare dai propri lacchè.

Non contento, fece anche rapire la figlia di lui, ‘Ngela, e abusò di lei. Lasciata libera la ragazza fece ritorno a casa portando in il frutto della violenza e il padre per nascondere il disonore la fece chiudere nel convento delle cappuccinelle, fatto costruire dalla confraternita dei “Mercedari”.

Dopo aver dato alla luce una bambina, ‘Ngela prese ufficialmente i voti e non vide mai più la sua stessa figlia, che fu adottata e che poi, si dice, lavorasse come domestica proprio a Palazzo Serenario. Quello che la gente del luogo crede è che sia appunto il fantasma della suora in cerca di sua figlia.

Il leone di villa Giulia: Ciccio.
Fino agli anni Ottanta una delle (tristissime) attrazioni della villa Giulia al Foro italico era proprio il leone Ciccio.

Ciccio era stato donato nella seconda metà degli Sessanta dal cavaliere De Furlanis all’amministrazione comunale di Palermo che pensò di acccasarlo in una gabbia, fatiscente, della Villa Giulia dove rimase per trent’anni quando andò a finire in uno uno zoo di Terrasini, dove poi morì.

Il Barone dell’Hotel delle Palme.
A Palermo il barone Di Stefano era una leggenda metropolitana vivente: si raccontava che subito dopo la seconda guerra avesse ucciso per un diverbio un ragazzo affiliato alle cosche di Castelvetrano e che per questo la mafia lo avesse condannato a morte, con pena commutata poi all’ergastolo. Se carcere a vita dovesse essere, tanto valeva fosse nella suite 2014 del migliore (o più caro) albergo di Palermo.

Qui il barone Giuseppe Di Stefano si rinchiuse negli anni Quaranta per non uscirne mai più o meglio, si dice abbia finto di morire per poter uscire. In realtà infatti gli anni di reclusione integrale sono stati meno di dieci durante i quali fu un cameriere il suo tramite col resto del mondo. Della sua vicenda si ricordò Francesco Rosi in “Dimenticare Palermo”, dove un aristocratico che gli somiglia viene interpretato da Vittorio Gassman.

Decise, si dice fosse scritto sul testamento, che nessuno avrebbe dovuto vederlo in volto così uno degli ordini scritti era di coprirlo con una maschera di cuoio. Così fu fatto quando, novantaduenne, si spegneva nel 1998.

Il fantasma del Tribunale.
Nel dicembre del 2011 un giovane carabiniere che prestava servizio all’interno del tribunale di Palermo raccontava che alle tre di notte metre faceva il giro per le stanze del piano terra vide una figura.

Era una donna vestita di bianco con un foulard rosso al collo che teneva sotto il braccio un grosso fascicolo. La vide vagare per il corridoio, apparentemente senza meta, per poi sparire in una zone del tribunale dove non sono presenti vie d’uscita cioè in un’area vietata all’accesso del pubblico.

Il carabiniere provò ad avvicinarsi alla figura pensando che la donna fosse rimasta chiusa dentro ma lei sparì davanti i suoi occhi. Il giorno dopo il carabiniere fece rapporto, rapporto controfirmato da altri due militari.

I senza tetto di piazza Castelnuovo.
Vicino al tempietto della musica, tra le sculture che adornano la piazza, se ne trova una dal titolo “I Senza Tetto” scolpita da Pasquale Civiletti.

Un racconto popolare dice che i ragazzini scolpiti erano appunto due “senza tetto” che una freddissima giornata di inverno erano riusciti a elemosinare pochissimi spiccioli: torturati dal freddo e dalla fame dovevano scegliere se nutrirsi o coprirsi.

Così, quello dei due che aveva optato per un pasto morì di freddo quella notte e l’altro ragazzo, che aveva comprato una giacca, si riparò dal freddo è riuscì a sopravvivere in attesa che qualcuno lo sfamasse. Questo racconto popolare insegna che il freddo “colpisce” prima della fame.


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Curiosità

Quello che emerge subito di Palermo è indubbiamente il suo mix culturale. Basta fare un giro tra i vicoli per scoprire botteghe artigiane vicino a negozi con prodotti africani o mediorientali o ristoranti indiani accanto a gelaterie artigianali. Questa non è certamente una caratteristica recente, la storia della città – e la sua architettura – raccontano un passato spesso attraversato da diverse occupazioni. Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni e Spagnoli, tutti passarono per brevi o lunghi periodi da qua, lasciando la loro impronta.

Ma insomma, chi era il Conte di Cagliostro? Un avventuriero, un esoterista, un alchimista, un mago o un ciarlatano? Non si sa, tutt’oggi la sua figura rimane avvolta nel mistero, sebbene la chiesa lo abbia condannato per eresia. A Palermo la figura del Conte di Cagliostro è un po’ un culto popolare, gli hanno dedicato persino una via e diversi ristoranti. Nell’omonimo vicolo, nel quartiere Ballarò, si trova persino un murales, un omaggio a questa figura misteriosa ma intrigante.

Per via della sua storia spesso difficile, Palermo è anche famosa per i suoi vari tumulti. Il 4 aprile 1860 ci fu l’ultima rivoluzione antiborbonica prima dello sbarco di Garibaldi, purtroppo soffocata nel sangue. Due dei capi rivoltosi, Gaspare Bivona e Filippo Patti, si rifugiarono nella cripta della Chiesa della Gancia per sfuggire alle truppe regie. Rimasero diversi giorni senza cibo né acqua, riuscendo miracolosamente a segnalare la loro presenza a delle donne. Le “comari” simularono una rissa con urla, grida e persino carretti rovesciati per distrarre le guardie e far uscire i due capi dalla “buca”, rinominata appunto “della salvezza”.


Proprio a Palermo si trova il documento scritto su carta più antico d’Europa, datato addirittura 1109. Si tratta del “Mandato di Adelasia“, un documento bilingue scritto in greco e arabo da Adelasia degli Aleramici, reggente della Contea di Sicilia. Adelasia decise di usare la carta invece della consueta pergamena poiché si trattava di un atto transitorio. Oggi il documento si trova nell’Archivio di Stato di Palermo.

Una volta Palermo era ben diversa, non certamente la città che conosciamo oggi. Era fortificata e racchiusa tra due fiumi, il Papitero ed il Kemonia. Proprio di quest’ultimo c’è una testimonianza scritta, una malinconica e nostalgica targa a Piazza Ponticello, a ricordo del fu torrente Kemonia.


Nel cuore di Palermo si trova la bellissima Fontana Pretoria detta anche Fontana della Vergogna. Il motivo? Le statue che la compongono sono tutte nude come mamma – o lo scultore Francesco Camillani – le ha fatte. Ovviamente una simile opera, inizialmente destinata a Firenze e successivamente “impacchettata” e spedita a Palermo, non poteva non suscitare polemiche e pettegolezzi: si narra, infatti, che le suore di un convento non lontano di notte uscissero e rovinassero le statue vandalizzando i genitali per nasconderli. Inoltre, si mormora che una delle statue, una donna lasciva vicino a un cavallo, fosse un’insaziabile regina Angiò.

Il Genio di Palermo è un nume, un’entità soprannaturale che protegge il capoluogo siciliano. È rappresentato da un uomo barbuto, incoronato e con un minaccioso serpente che gli azzanna il petto. Questo simbolo di Palermo è intoccabile, al pari di Santa Rosalia. In città esistono diverse rappresentazioni di quest’uomo canuto, di cui sette sculture. Alcune sono facili da inviduare, mentre altre più complesse ed enigmatiche, come tutte le divinità che si rispettino.

Nel cuore di Palermo si trova un luogo che oserei definire surreale. Un’enorme chiesa costruita in una delle parti più antiche della città, la Kalsa, con una particolarità: non ha il tetto! Questa vera e propria chiesa in rovina non è crollata per via di un terremoto o di un bombardamento, bensì non è mai stata completata.
La costruzione di questo enorme edificio iniziò nel XVI secolo, ma venne interrotto dopo pochi anni per via della minaccia di una possibile invasione turca, la chiesa era troppo vicina all’entrata della città. Ormai sconsacrato, questo edificio ospitò tutte le funzioni profane possibili: teatro, lazzaretto, ospizio, ospedale e persino deposito. Dopo la Seconda guerra mondiale, Santa Maria dello Spasimo rimase in stato di abbandono fino ai primi anni ’90, grazie a un massiccio lavoro di restauro. L’ingresso è gratuito.

Si mormora che Picasso abbia preso ispirazione per il suo capolavoro “Guernica” proprio dal famoso “Trionfo della Morte”, conservato a Palazzo Abatellis a Palermo. Il pettegolezzo artistico sarebbe il frutto di una conversazione tra Picasso e il pittore siciliano Renato Guttuso.

@Giulia

Cosa Vedere

Palermo è la perla indiscussa della Sicilia, e non servono molte ragioni per convincersi a visitarla. Cosa vedere? La scelta di attrazioni interessanti è ricchissima. Perché andare? Le ragioni sono infinite..

1. La Martorana
La frutta di Martorana di Palermo è uno dei moltissimi dolci siciliani famosi nel mondo: i maestri pasticceri sono in grado, con semplice farina di mandorla e zucchero, di confezionare deliziose repliche esatti di frutti, verdura e altro ancora. Secondo la leggenda, la Martorana fu inventata dalle suore dell’omonimo monastero, annesso alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. La Martorana (la chiesa, non la frutta!), fondata nel 1100, è uno dei più fantastici resti del passato bizantino in Italia. Le sue mura – passate attraverso innumerevoli restauri in stili diversi – raccontano meglio di ogni altro luogo le moltissime culture che si sono incontrate a Palermo nei secoli. Da vedere (e assaggiare) assolutamente!

2. Palazzo dei Normanni / Cappella Palatina
Oggi il Palazzo dei Normanni è la sede dell’Assemblea regionale siciliana, ma c’è stato un tempo in cui i “politici” palermitani che sedevano nelle sue austere sale si chiamavano Federico II o Corrado IV: il Palazzo era sede imperiale, e la ricchezza della sua Cappella Palatina – costruita nel dodicesimo secolo – ancora lo ricorda ai moltissimi visitatori. Difficile non rimanere impressionati di fronte allo splendore dei suoi mosaici, che ne fanno una delle mete più visitate di Palermo.

3. Teatro Massimo
Impossibile non notarlo, percorrendo ad esempio la centrale via Volturno: il Teatro Massimo di Palermo è il più grande teatro lirico d’Italia, il terzo in Europa per dimensioni, secondo solo all’Opéra di Parigi e alla Staatsoper di Vienna. Inaugurato alla fine dell’Ottocento, il Teatro è costruito in uno stile neoclassico e, oltre alla magnificenza esterna, vanta anche un’acustica perfetta, con effetti di amplificazione naturale in alcune sale. Un consiglio: se vi trovate nella cosiddetta “rotonda del mezzogiorno”, state molto attenti a quello che dite… Vi sentiranno tutti!

Teatro Massimo Palermo
4. Catacombe dei Cappuccini
Durante il Grand Tour, nell’Ottocento, più di un secolo prima del successo di serie come The Walking Dead e di film popolati da zombie e mummie, le Catacombe dei Cappuccini attiravano da tutto il mondo visitatori intrigati dal loro macabro contenuto: circa 8000 salme, molte delle quali esposte e perfettamente mummificate. Oggi un giro nei sotterranei annessi alla Chiesa di Santa Maria della Pace è ancora un’esperienza perturbante e intensa. Da notare soprattutto la mummia della piccola Rosalia Lombardo, morta a due anni di polmonite nel 1920, considerata uno dei migliori esempi di mummificazione al mondo. Comunque: dal 1599, anno della prima sepoltura, nessun cadavere si è mai mosso. Per ora.

5. Monte Pellegrino e Grotte dell’Addaura
Guardando verso nord, l’inconfondibile sagoma del Monte Pellegrino chiude a nord il golfo di Palermo. Se non vi accontentate di vederlo in quasi ogni cartolina, parte integrante dello skyline di Palermo come l’Empire State Building lo è di New York, il promontorio-massiccio montuoso è anche una riserva naturale. Racchiude bellezze di vario tipo: monumenti, torri, antichi palazzi, il Santuario di Santa Rosalia e – soprattutto – il complesso delle Grotte dell’Addaura, in cui si trovano graffiti rupestri risalenti al paleolitico. I primi palermitani vivevano qui, insomma.


6. Santuario di Santa Rosalia
Sul Monte Pellegrino, addossato alla roccia, sorge la facciata barocca del Santuario di Santa Rosalia, la protettrice di Palermo. La santa morì in una grotta, ora compresa nel Santuario, e il ritrovamento delle sue ossa da parte di un cacciatore coincise, secondo la leggenda, con la fine di una pestilenza nel 1624. Fra il 14 e il 15 di luglio ogni anno si svolge il festino di Santa Rosalia, con processioni e carri, e il 4 settembre si celebra la festa liturgica della Santa. Che abbiate o meno qualche favore da chiedere a Rosalia, merita di certo una visita!

7. Quattro Canti
Nel centro del centro di Palermo, all’incrocio fra via Maqueda e il Cassaro (la strada più antica di Palermo, oggi corso Vittorio Emanuele), sorge l’ottagonale piazza Villena, meglio nota come i Quattro Canti. Le quattro facciate decorate che la chiudono, costruite in epoca barocca, contengono dediche a quattro sovrani (Carlo V, Filippo II, III e IV), a quattro sante protettrici (Cristina, Ninfa, Oliva e Agata) e alle quattro stagioni. Giocate a trovare le differenze, rigorosamente con il naso all’insù.

8. Cattedrale di Palermo
La visita di una città è completa solo con uno sguardo alla cattedrale: e quella di Palermo, dedicata alla Santa Vergine Maria Assunta in Cielo, è davvero notevole. La sua storia risale all’epoca punica; in epoca romana lo stesso luogo ospitò un luogo di culto cristiano, poi fu ricostruita in epoca bizantina per diventare una grande moschea – la Moschea Gami – durante la dominazione araba. Riconquistata e ricostruita dai Normanni, e poi dagli spagnoli, e ancora restaurata infinite volte, la cattedrale ha registrato ogni cambiamento, ed è oggi un luogo unico al mondo.

9. Palazzo Chiaramonte-Steri
A metà fra un palazzo nobiliare e un austero castello, il palazzo Chiaramonte-Steri, costruito nel 1320 per volontà del conte Manfredi Chiaramonte, poi “casa” dei viceré spagnoli, oggi ospita il rettorato dell’Università di Palermo. Non dovrete iscrivervi, comunque, per visitarlo: è aperto al pubblico! Una delle massime attrazioni del palazzo, insieme alla bella sala delle udienze ricoperta di graffiti, è il celebre dipinto La Vucciria di Renato Guttuso.

10. I mercati di Palermo
E dopo aver visto la Vucciria appesa al muro, è bene vederla di persona: si tratta di uno dei più celebri mercati di Palermo, insieme a Ballarò, Il Capo e Borgo Vecchio. Che dobbiate o meno comprare qualcosa, lo spettacolo – fra carnizzeri e pisciaiuola, venditori ambulanti e altro ancora – è assicurato. La notte, poi, la Vucciria si trasforma nel fulcro della movida palermitana, affollata di studenti in vena di divertirsi fino all’alba. A tutte le ore del giorno e della notte, i mercati palermitani sono un’esplosione di vita e colori assolutamente imperdibile.

11. Santa Maria dello Spasimo
L’elemento più distintivo della chiesa di Santa Maria dello Spasimo, nell’antico quartiere di Kalsa, non sfuggirà neanche ai viaggiatori più disattenti: non c’è il tetto. Crollato alla metà del Settecento, non fu mai ricostruito. Ristrutturata alla fine del secolo scorso, la chiesa è – se possibile – ancora più affascinante in questa versione, e ospita concerti ed eventi (open air, naturalmente).

12. Spiaggia di Mondello
Ogni grande città di mare che si rispetti ha la sua spiaggia: Palermo ha la bellissima Mondello, qualche chilometro a nord del centro, sull’altro versante del Monte Pellegrino. I palermitani che la affollano durante i mesi estivi ci arrivano con una corsa in bus, in cerca di sollievo dal traffico del centro e di qualche ora di riposo sulla sabbia finissima di fronte al mare azzurro cristallino. Prima di essere la meta prediletta per un pomeriggio estivo, Mondello era (ed è) anche una località esclusiva: le molte, magnifiche, ville liberty del paesino lo confermano.

13. La Zisa
Al-Azīza significa, in arabo, “la splendida”: indicazione che da sola vale ben più di ogni recensione o consiglio di viaggio. Il palazzo in stile arabo-normanno, edificato nel 1165 come residenza reale estiva, un tempo circondato da un vasto parco di caccia, è ora poco lontano dal centro di Palermo, fra palazzoni di fascino certo minore. Vale la pena fare una passeggiata per godere della sua magnificenza!

14. Oratorio di San Lorenzo
Un paradiso in terra: così dovrebbe sembrare l’interno del barocco Oratorio di San Lorenzo, ricco di stucchi bianchissimi, decorazioni e statue di marmo. Siamo lontanissimi dall’austera sobrietà delle architetture normanne: qui ogni cosa rapisce lo sguardo e distrae il visitatore. L’Oratorio ospitava anche una preziosa pala di Caravaggio: la si può vedere ancora, in riproduzione fotografica. Rubata nel 1969, non è mai stata ritrovata. Dunque, ora che lo sapete, tenete gli occhi aperti! (Magari alla Vucciria…)

15. Fontana Pretoria
E infine, per ritemprarsi dal caldo, un po’ di acqua fresca: la imponente ed elegante Fontana Pretoria, nella piazza omonima, sembra aver poco a che fare con il vario miscuglio artistico-architettonico di Palermo. In effetti fu realizzata a Firenze, nel Cinquecento, e solo in seguito trasportata e ricollocata nel capoluogo siciliano. Divertitevi a fotografare le sue scalinate, le vasche concentriche, i giochi d’acqua e soprattutto le decine di statue che raffigurano gli dei dell’Olimpo e i fiumi di Palermo, e alla fine… approfittatene per rinfrescarvi dalla calura siciliana!

 

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