Le colline del prosecco sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità

Le colline del prosecco sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità

Una Candidatura Controversa


L’attesa decisione arriva dopo la bocciatura dell’anno scorso, quando l’iscrizione saltò per due voti (Spagna e Norvegia) portando al rinvio.

Attesa dunque, ma non senza polemiche. La candidatura, proposta sin dal 2010 e sostenuta nel 2017 dall’allora ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, ha visto infatti sollevarsi il fronte del ‘no’ da parte di alcune associazione ambientaliste (tra cui Wwf, Legambiente, Pesticides Action Network, Marcia Stop pesticidi, Colli Puri) preoccupate degli effetti della viticoltura intensiva e dell’uso dei pesticidi che caratterizzano la produzione delle colline del Trevigiano.

Alla monocultura che divora il suolo, con siepi e alberi che non ci sono più, si aggiungono i danni di fitofarmaci e altri erbicidi, secondo gli ambientalisti che da anni combattono la lotta contro le sostanze chimiche tossiche utilizzate nei campi.

La Candidatura 2017

L’Associazione Temporanea di Scopo “Colline Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità”, presieduta dal Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene DOCG, ha incaricato la società di ricerca SWG di realizzare un’indagine sulla percezione della candidatura a Patrimonio UNESCO di tutta la popolazione italiana, degli abitanti della provincia di Treviso e della regione Veneto.

I risultati della ricerca sono stati presentati a Treviso presso la sede della Provincia da Enzo Risso, direttore scientifico di SWG. L’indagine è stata condotta a livello nazionale e poi focalizzata sui territori regionali e provinciali. La ricerca mostra che anche gli italiani scommettono sulla Candidatura Unesco, infatti 1 italiano su 3 è al corrente della Candidatura e il 61% ritiene che sia molto importante ottenerla, ma soprattutto il 92% ritiene che il Conegliano Valdobbiadene meriti di essere nominato Patrimonio dell’Umanità. Infine per il 71% è probabile che questo avvenga.

I motivi per essere nominati risiedono nella sua unicità, nella natura e il paesaggio che lo caratterizzano e nella sua bellezza risultato del connubio tra storia, natura, arte e coltivazione dei vigneti sulle colline. Per il 70% degli italiani la nomina Unesco avrebbe solo ricadute positive sul territorio, annoverando tra i vantaggi: la maggiore notorietà dei prodotti e delle aziende del territorio.

Più della metà degli italiani (53%) pensa al Conegliano Valdobbiadene come a una delle zone più apprezzabili d’Italia e, al pari dei locali, pensa che caratteristiche indissolubili dal territorio siano, il vino Prosecco (63%), il vino e l’enologia (59%) e il paesaggio (48%). Il connubio tra bellezza del paesaggio e produzione emerge chiaro anche dalle risposte degli italiani, oltre che dei locali, che per descrivere il territorio usano gli aggettivi produttivo (93%) e bello (91%).

I RISULTATI DELL’INDAGINE SUL CAMPIONE LOCALE – Il 92% degli abitanti ritiene che questa candidatura sia importante per il territorio (59% molto importante, 33% abbastanza importante), il 78% confida nell’ottenimento del riconoscimento (16% sicuramente sì, 62% probabilmente sì). L’impatto sul territorio del riconoscimento Unesco sarebbe positivo per il 92% dei residenti intervistati che dichiarano che i vantaggi si riscontrerebbero nel turismo, nella tutela ambientale, nello sviluppo economico, nella notorietà del territorio e nella maggiore tutela del paesaggio e dei centri storici. Anche provincia e regione ne trarrebbero vantaggi rispettivamente secondo il 93% e il 77% dei residenti di Conegliano Valdobbiadene.

“La candidatura Unesco delle colline di Conegliano Valdobbiadene si basa su valori, che da quanto emerge dalla ricerca condotta da SWG, sono patrimonio diffuso nel territorio. Il connubio tra coltivazione dei vigneti e la cura del paesaggio, insieme alle ricchezze storico-artistiche locali, sono tratti distintivi condivisi. Sapevamo di poter contare sull’orgoglio dei nostri concittadini. L’impegno di tutti è intenso e costante da anni ma il percorso è ancora lungo. Per questo è fondamentale per tutti noi che siamo coinvolti in questo ambizioso progetto, sentire il sostegno della comunità locale. Siamo convinti che raggiungeremo l’obiettivo che perseguiamo dal 2008 se continueremo a lavorare uniti e con orgoglio, consapevoli dell’onore e della responsabilità che la Candidatura Unesco comporta”, commenta Innocente Nardi, presidente dell’ATS Colline Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità.

“La candidatura è un’opportunità anche per lo sviluppo del Veneto e del nostro Paese”, chiosa Enzo Risso, direttore scientifico di SWG. “La ricerca ha analizzato anche le opinioni dei cittadini veneti e italiani, facendo emergere l’attenzione posta dall’opinione pubblica a eventi e strategie volte a valorizzare parti del territorio italiano. Gli italiani sono sempre più consapevoli della necessità di valorizzare le bellezze e i driver economico-produttivi del nostro Paese e si rendono conto che solo investendo sulle nostre unicità potremo creare una nuova stagione duratura di sviluppo e crescita economica e sociale”.

Il sostegno di italiani e cittadini del territorio è esplicito, all’Associazione Temporanea di Scopo “Colline Conegliano Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità” il compito di perseguire l’importante obiettivo che contribuirà a valorizzare uno dei gioielli territoriali italiani a beneficio non solo del territorio coinvolto ma in generale della promozione della bellezza dell’Italia nel mondo.

Una Grande Vittoria

Si festeggia invece tra i paesaggi vitivinicoli dell’area che produce lo spumante. Nella mappa dell’origine controllata, in realtà, ci sono anche le province di Veneto e Friuli, compreso il paese di Prosecco (in pronvicia di Trieste). Da queste terre proviene lo spumante con oltre 140 anni di storia alle spalle che, oltre ad avere conquistato i mercati esteri, al Veneto regala questi 30 chilometri di colline coperte di vigneti a perdita d’occhio, ora risconosciuti – come già le Dolomiti e la laguna di Venezia – patrimonio dell’Umanità.

Nella descrizione ufficiale dell’Unesco, si legge che “la zona include una serie di catene collinari, che corrono da est a ovest, e che si susseguono l’una dopo l’altra dalle pianure fino alle Prealpi, equidistanti dalle Dolomiti e dall’Adriatico, il che ha un effetto positivo sul clima e sulla campagna. Se Conegliano ospita molti istituti legati al vino, Valdobbiadene è invece il cuore produttivo dell’area vinicola. I ripidi pendii delle colline rendono difficile meccanizzare il lavoro e di conseguenza la gestione delle vigne è sempre stata nelle mani di piccoli produttori. È grazie a questo grande, pacifico esercito di lavoratori e grazie all’amore per la loro terra che è stato possibile preservare queste bellissime colline e creare un forte legame tra l’uomo e la campagna. Il risultato di questo forte legame è uno straordinario esempio di come questa antica cultura sia fortemente radicata alla sua terra”.


Il picco delle vendite
Un angolo di natura che l’uomo ha saputo valorizzare. Lo sa bene Zaia che definisce “eroici” quegli agricoltori che hanno ‘disegnato’ le colline per secoli: “Il blasone Unesco consacra la particolare conformazione geomorfologica delle nostre colline e il ricamo di coltivazioni vitate, di ciglioni erbosi e terrazzamenti” che oggi rappresentano una vera ricchezza, non solo paesaggistica. Delle 464 milioni di bottiglie Doc vendute lo scorso anno, prodotte su oltre 24mila ettari di vigneti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, circa 2 su 3 sono state vendute all’estero dove la Gran Bretagna – fa notare la Coldiretti – è di gran lunga il Paese che ne consuma di più”. L’aumento record del 21% delle vendite nel 2019, a conferma che il Prosecco è il vino made in Italy maggiormente esportato, ha sicuramente dato una spinta alle bollicine italiane più popolari.

L’area vitivinicola veneta non è l’unica ad avere ottenuto il riconoscimento dell’Unesco. Nel 2014 Langhe-Roero e Monferrato, in Piemonte, sono i paesaggi diventati patrimonio dell’Umanità.

“Si tratta di un bel risultato per il nostro territorio e mi complimento con il ministro (delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, ndr) Gian Marco Centinaio (che a sua volta commenta “Una giornata storica per il Veneto e l’Italia intera”) e il presidente Zaia per il successo a lungo atteso”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. “Un sogno che sto inseguendo da 10 anni”, aveva ammesso lo scorso anno il governatore del Veneto, sperando che la candidatura andasse in porto. Oggi scatta la festa – suo il tweet “Vittoria!” – dopo che ci si è rimboccati le maniche per un anno. “Il lavoro non è finito: – aveva detto allora Zaia, con i migliori auspici – ci dobbiamo preparare alle visite dei turisti, dei tecnici del mondo scientifico e di tutti coloro che saranno curiosi di visitare queste zone”.

Ora tra Conegliano e Valdobbiadene la vera sfida sarà proteggere quel “microcosmo di natura-cultura” per conservarne sia il valore economico che quello culturale. Un impegno di cui oltre a Zaia, si fa carico anche Costa: “Adesso che le luci del mondo si sono accese su questa zona, e che tutto il mondo ci guarda e ci guarderà nei prossimi anni, è fondamentale che tutti gli attori istituzionali aumentino l’impegno per la tutela dell’ecosistema e della biodiversità trasformando questa zona in un esempio di sostenibilità libero dai pesticidi. Noi faremo la nostra parte”.

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