In Italia abbiamo un modo tutto nostro di affrontare le grandi emergenze.
C’è chi compra un ventilatore nuovo, chi abbassa le tapparelle alle undici del mattino, chi entra al supermercato solo per fare un giro nel reparto surgelati.
E poi ci sono loro.
Quelli che hanno trovato la soluzione definitiva: portare la sedia direttamente dentro il mare.
Non un tuffo, non una nuotata, non una passeggiata sul bagnasciuga.
No.
Una seduta ufficiale, possibilmente con l’acqua alle ginocchia, lo sguardo perso all’orizzonte e quell’espressione di chi ha capito tutto della vita.
Perché in questi giorni il caldo non sta facendo sconti a nessuno. In Italia si sfiorano i 40 gradi, in Europa cadono record di temperatura, e persino le notti sembrano essersi dimenticate come si fa a rinfrescare l’aria.
Così, mentre il mondo misura anomalie, bollettini rossi e anticicloni africani, noi misuriamo la distanza perfetta tra la riva e la sedia.
Abbastanza vicino per non sudare.
Abbastanza lontano per sentirsi in vacanza.
Abbastanza comodo per non fare assolutamente niente.
Che poi, a pensarci bene, è una forma altissima di adattamento climatico.
Una piccola resistenza mediterranea.
Una riunione di condominio contro il caldo.
Una filosofia con quattro gambe di plastica e i piedi nell’acqua.
Perché quando l’estate esagera, noi non scappiamo.
Ci sediamo. Dentro il mare.
E aspettiamo che passi, più di tutti a Napoli.
Foto @carlopanis x ig italia
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