Martedì sera, mentre Milano inaugurava la Fashion Week, nella Galleria Vittorio Emanuele II è entrato l’universo.
Letteralmente.
Era una sfera di un metro e otto centimetri di diametro, piena di stelle, costellazioni e piccoli segni dorati. L’aveva costruita Leonardo Frigo, artista italiano che vive e lavora a Londra e che fa un mestiere abbastanza difficile da spiegare nel 2026: costruisce globi a mano.

E forse la cosa più sorprendente di Vogue World Milano è che, in una serata con Naomi Campbell, Gigi Hadid, Jennifer Lopez, Alicia Keys, Roberto Bolle e alcune delle più importanti maison del mondo, tutto sia cominciato proprio da lì. Da un oggetto. Anzi, da tre: un telaio, un modello in legno del Duomo e il globo celeste di Leonardo Frigo.
Prima degli abiti, prima delle modelle, prima della musica e persino prima dei robot che sarebbero comparsi più tardi, Vogue ha deciso di raccontare l’Italia partendo dalle mani.
Il globo di Frigo si chiama Globus Caelestis e contiene le 88 costellazioni moderne. Ma la parte più bella è capire come è stato fatto.
Leonardo le ha disegnate e incise su lastre di rame. Poi le ha stampate, una sezione alla volta, su carta italiana. Ogni foglio è stato colorato a mano con gli acquerelli. E ogni singola stella è stata dorata individualmente con foglia d’oro. Una alla volta.
Che è un modo piuttosto ostinato di costruire il cielo.
Ma per capire perché un artista contemporaneo decida di passare così tanto tempo a fare una cosa che una macchina potrebbe probabilmente stampare in pochi minuti bisogna tornare indietro di più di trecento anni.
Fino a Venezia.
Frigo si è formato nel restauro e, a un certo punto della sua ricerca, si è imbattuto nel lavoro di Vincenzo Coronelli, frate francescano, cartografo e cosmografo veneziano che nel Seicento era diventato uno dei più importanti costruttori di globi d’Europa. Nel 1693 Coronelli aveva persino descritto tecniche e principi di quest’arte nella sua Epitome Cosmografica.
Leonardo ha cominciato a studiarli.
E poi a rifarli.
Incisione. Stampa. Carta. Acquerello. Doratura. Costruzione della sfera.

Non per riprodurre il passato, ma per vedere se quel sapere poteva ancora servire a costruire qualcosa nel presente.
Del resto Frigo aveva già dimostrato di avere una certa familiarità con i progetti che richiedono una quantità poco ragionevole di pazienza. Prima dei globi ha trascorso cinque anni lavorando a Infernus: 33 violini e un violoncello dipinti a mano per raccontare i 34 canti dell’Inferno di Dante.
Poi da Dante è arrivato alla cartografia.
E dalla cartografia al mondo.
E dal mondo, evidentemente, al cielo.
Così martedì sera il suo globo è finito sotto la cupola di vetro della Galleria Vittorio Emanuele II, mentre intorno passava uno degli spettacoli di moda più importanti dell’anno.
C’è qualcosa di bellissimo in questa immagine.
Perché Vogue World Milano voleva raccontare la creatività italiana attraversando artigianato, industria, moda, tecnologia e intelligenza artificiale. Eppure, per parlare del futuro, ha scelto di cominciare da un uomo che incide una lastra di rame, prende un pennello e applica minuscoli frammenti d’oro su una sfera.
Forse perché abbiamo costruito macchine capaci di fare quasi tutto. Ma continuiamo a emozionarci quando scopriamo che qualcosa è stato fatto da qualcuno.
Con le sue mani.
Una stella alla volta.
#ig_italia
@leonardo_frigo_
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On Tuesday evening, as Milan opened Fashion Week, the universe entered the Galleria Vittorio Emanuele II.
Literally.
It was a sphere measuring one metre and eight centimetres in diameter, covered in stars, constellations and tiny golden details. It had been created by Leonardo Frigo, an Italian artist who lives and works in London and has a profession that is rather difficult to explain in 2026: he makes globes by hand.
And perhaps the most surprising thing about Vogue World Milano is that, on an evening featuring Naomi Campbell, Gigi Hadid, Jennifer Lopez, Alicia Keys, Roberto Bolle and some of the world’s most important fashion houses, everything began right there. With an object. Or rather, three: a loom, a wooden model of the Duomo and Leonardo Frigo’s celestial globe.
Before the clothes, before the models, before the music and even before the robots that would appear later, Vogue decided to tell the story of Italy by starting with its hands.
Frigo’s globe is called Globus Caelestis and contains all 88 modern constellations. But perhaps the most fascinating part is understanding how it was made.
Leonardo drew and engraved them onto copper plates. He then printed them, one section at a time, onto Italian paper. Each sheet was hand-painted with watercolours. And every single star was individually gilded with gold leaf. One by one.
Which is a rather stubborn way of building the sky.
But to understand why a contemporary artist would choose to spend so much time making something that a machine could probably print in a matter of minutes, we need to go back more than three hundred years.
To Venice.
Frigo trained in restoration and, at a certain point in his research, came across the work of Vincenzo Coronelli, a Venetian Franciscan friar, cartographer and cosmographer who, in the seventeenth century, became one of Europe’s most important globe makers. In 1693, Coronelli even described the techniques and principles of this art in his Epitome Cosmografica.
Leonardo began studying them.
And then recreating them.
Engraving. Printing. Paper. Watercolour. Gilding. Building the sphere.
Not to reproduce the past, but to see whether that knowledge could still be used to create something in the present.
After all, Frigo had already shown a certain familiarity with projects requiring a fairly unreasonable amount of patience. Before making globes, he spent five years working on Infernus: 33 violins and a cello, hand-painted to tell the story of the 34 cantos of Dante’s Inferno.
Then Dante led him to cartography.
Cartography led him to the world.
And the world, apparently, led him to the sky.
And so, on Tuesday evening, his globe found itself beneath the glass dome of the Galleria Vittorio Emanuele II, while one of the year’s most important fashion events unfolded around it.
There is something beautiful about that image.
Because Vogue World Milano set out to tell the story of Italian creativity through craftsmanship, industry, fashion, technology and artificial intelligence. And yet, to talk about the future, it chose to begin with a man engraving a copper plate, picking up a paintbrush and applying tiny fragments of gold to a sphere.
Perhaps because we have built machines capable of doing almost anything. And yet we are still moved when we discover that something was made by someone.
With their own hands.
One star at a time.
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