C’è qualcosa di potentissimo nel vedere migliaia di persone al Circo Massimo per Zerocalcare.
Perché non è solo la presentazione di una serie.
È il ritrovarsi di una generazione intera davanti a qualcuno che, da anni, riesce a dire ad alta voce quello che molti non sanno nemmeno più come spiegare.
Con Due Spicci, Zerocalcare torna su Netflix e forse lo fa nel suo modo più adulto, più scuro, più doloroso. Raccontando ancora una volta Zero, Cinghiale, l’Armadillo, gli amici, le paure, i debiti — non solo quelli economici, ma soprattutto quelli emotivi — e quella sensazione familiare di essere cresciuti senza sentirsi mai davvero arrivati da nessuna parte.
Perché a un certo punto la vita smette di assomigliare ai film dell’infanzia.
Non basta più tenersi per mano come i Goonies e pensare che il gruppo possa salvarci da tutto.
Il gruppo aiuta, protegge, regge i pezzi quando cadono.
Ma certe domande, certi vuoti, certe consapevolezze, ognuno deve attraversarle da solo.
Ed è lì che Zerocalcare fa una cosa rara: spezza la retorica della nostalgia, dell’amicizia che aggiusta tutto, del disagio trasformato sempre in battuta. Si guarda dentro, e mentre lo fa costringe anche noi a farlo.
Forse è per questo che ci riconosciamo così tanto.
Perché Michele Rech non racconta una generazione “perduta”.
Racconta una generazione che continua a cercare un centro di gravità, con le tasche vuote, la testa piena, l’ironia come scudo e la paura costante di non essere diventata ciò che immaginava.
E allora vedere tutto questo al Circo Massimo, in uno dei luoghi più grandi e antichi di Roma, fa un certo effetto.
Perché per una sera, tra fumetti, serie, musica, risate e malinconia, sembrava che tutte quelle fragilità avessero trovato un posto in cui stare.
Anche solo per due spicci.
Da oggi su @netflixit 💙
🎥 @chiara_mntr x ig italia il post
Comments are closed.

