Ci sono vittorie che non entrano solo negli albi d’oro.
Entrano nella memoria di un Paese.
Cinquant’anni dopo Adriano Panatta, Roma torna ad abbracciare un italiano sul trono degli Internazionali d’Italia. E lo fa con Jannik Sinner, nel luogo in cui il tennis non è mai solo tennis: è attesa, emozione, orgoglio, silenzio prima del punto e boato dopo l’ultimo colpo.
Al Foro Italico, Sinner ha scritto un’altra pagina di storia: ha battuto Casper Ruud in finale e ha completato la collezione di tutti i Masters 1000, diventando il più giovane di sempre a riuscirci e soltanto il secondo tennista nella storia dopo Novak Djokovic.
Indian Wells, Miami, Monte-Carlo, Madrid, Roma.
E poi tutti gli altri, uno dopo l’altro, come tappe di un viaggio che sembrava impossibile e che invece oggi porta il nome di un ragazzo italiano.
Perché Sinner non sta soltanto vincendo.
Sta cambiando il modo in cui l’Italia guarda il tennis.
Lo sta facendo con la calma di chi non alza mai troppo la voce, ma lascia parlare i risultati. Con quella faccia pulita, quella fame silenziosa, quella capacità rara di trasformare la pressione in precisione.
Cinquant’anni dopo Panatta, Roma ha aspettato.
E oggi può finalmente dirlo di nuovo:
un italiano ha vinto a casa sua.
E questa volta, la storia ha il colore della terra rossa, il rumore del Centrale e il sorriso composto di Jannik Sinner.
Comments are closed.

